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mercoledì 9 novembre 2016

IGD2016: riflessioni su un sabato di lavoro

[testo inviato in AIB-CUR mercoledì 09/11/2016]

Sabato scorso, 5 novembre bibliotecarie e bibliotecari assieme ad alcuni volontarie e volontari si sono riuniti in una saletta messa a disposizione dalla Biblioteca Valvassori Peroni di Milano per testare e valutare i giochi messi a disposizione per l’edizione 2016 di International Games Day da Asterion e Red Glove. Con la presente colgo l’occasione di ringraziare, anche in qualità di referente di AIB per questa iniziativa, per la disponibilità e la collaborazione il Sistema Bibliotecario di Milano ed il suo Direttore Stefano Parise ma soprattutto per la cordialità e la pazienza i colleghi della Valvassori Peroni. Se è infatti luogo comune che i medici siano i pazienti peggiori, probabilmente è anche vero che i bibliotecari sono i peggiori utenti della biblioteca, quelli che si fanno richiamare per non moderare a sufficienza il tono di voce o che si fanno avvisare a cinque minuti dalla chiusura e non hanno ancora nemmeno cominciato a raccogliere l’immane distesa di materiale che si sono portati. Ma se c’è una cosa che il pomeriggio passato assieme dimostra è che l’attività fatta attraverso i giochi è uno strumento estremamente potente di socializzazione, di condivisione di conoscenze e competenze, di educazione al rispetto reciproco. Se 8 persone di diversa provenienza e formazione, tra cui un bambino, 2 giovanissimi ed almeno un “diversamente” giovane (ovviamente il sottoscritto) sono riusciti a trascorrere un pomeriggio assieme svolgendo un’attività per fini professionali divertendosi assieme e non accorgendosi minimamente del tempo trascorso significa davvero che abbiamo tra le mani uno strumento potente da utilizzare non solo per la promozione dei servizi ma per la creazione ed il rafforzamento delle reti di collegamenti che creano le comunità in cui viviamo.

Qualcuno potrà osservare un po’ cinicamente: bella forza, avete passato un pomeriggio a giocare! Senza però contare che personalmente se avessi potuto scegliere forse avrei preferito i videogiochi ai giochi da tavolo, qualcun altro i giochi di ruolo ai board games, qualcun altro ancora magari non avrebbe disprezzato uscire col fidanzato o con la fidanzata piuttosto che ritrovarsi in una biblioteca il sabato pomeriggio. Per tutti, per chi più e per chi meno, essere lì era un compito, era un lavoro. Un lavoro che si è però trasformato in un’occasione per tutti di socializzazione, di condivisione di conoscenze e competenze, di educazione al rispetto reciproco, come scritto sopra. Ecco allora la convinzione che per il nostro ruolo, per la nostra “mission” di bibliotecarie e bibliotecari dobbiamo vedere il “gaming”, la promozione dell’attività di gioco e videogioco nelle biblioteche, come una risorsa potentissima non solo per la promozione delle biblioteche ma per la creazione di un tessuto di rapporti tra l’istituzione biblioteca e la comunità ed all’interno della stessa comunità, oggi spesso lacerata da divisioni tra diversamente parlanti e tra diversamente pensanti. E dobbiamo riuscire a ridefinirci, anche nell’immaginario popolare, da “shushing librarians” a facilitatori, a guide, ad esperti non solo del mondo video/ludico ma soprattutto dello stare e dell’essere insieme.

Per questo da parte mia arriva la sollecitazione agli organismi AIB, ed in particolare al prossimo CEN che si instaurerà, a rendere la riflessione sul gaming e sui servizi di educazione e socializzazione tramite esso organica all’attività dell’Associazione tramite la creazione formale di un gruppo di lavoro mediante il quale si possa giustificare l’attività professionale passata sul progetto alle amministrazioni di riferimento, ma anche provare a produrre sistematiche occasioni di confronto e di formazione all’interno del panorama professionale non solo nazionale.

Per i curiosi, qualche foto dell’attività di test dei giochi è possibile vederla sulla pagina Facebook “International Games Day Italia”: https://www.facebook.com/IGD.Italia/

venerdì 7 ottobre 2016

Lupoi e gli ipocriti ma zelanti supporter della riforma Renzi-Boschi

Marco Marcello Lupoi, di un anno più giovane di me, è il massimo esperto di fumetto Marvel in Italia e probabilmente uno dei massimi esperti a livello mondiale. Mi ricordo che tanti anni fa lo intervistai a casa sua assieme allo staff del Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona (c'erano Fenti, Galletti, Ginevra ed un quarto di cui non ricordo il nome, sorry) e il mio approccio era di reverenza assoluta. Approccio che ho tutt'ora se Lupoi parla di fumetti.
Purtroppo negli ultimi tempi, dalla sua bacheca Facebook s'è messo a fare spietatamente propaganda per Renzi e per il Sì alla sua Riforma della Costituzione. E, diciamolo onestamente, Lupoi non è che abbia la stessa competenza che ha in materia di fumetto anche in campo di diritto costituzionale. Ma, data la vasta platea di follower, trova sempre chi lo spalleggi anche quando scrive o condivide emerite scempiaggini.
Ad esempio (riporto quanto segue forte del fatto che Lupoi ha impostata la privacy del suo post come "pubblica" e in quanto tale tutti posso vedere sia il suo post sia i commenti ad esso) questa condivisione di un post di Dario Ballini D'Amato (la sua pagina Facebook: https://www.facebook.com/darioballini, il suo profilo Twitter: https://twitter.com/darioballini, la sua pagina Tumblr: http://memoriediunprovocatore.tumblr.com):

È imbarazzante la lettera dell'insigne archeologo e giurista honoris causa Salvatore Settis a Napolitano.
Il professor Settis sostiene che qualora passasse la riforma si potrebbe eleggere il Presidente della Repubblica con soli 220 voti (i tre quinti).
Non so come funzioni la matematica a casa del professor Settis ma a casa mia i tre quinti di 730 (630 deputati +100 senatori) è 438.
Imbarazzante.
A dir poco.
Link al post di Lupoi: https://www.facebook.com/mlupoi/posts/10155382088378065
Si fa riferimento alla lettera che si può leggere qui. Da qui in poi si inserisce una discussione in merito tra il sottoscritto e tal Filippo Mazzoli (la sua pagina Facebook: https://www.facebook.com/fmazzoli3). Non sono un esperto di diritto costituzionale, ma sono un esperto di documentazione, e quando vedo scritto che Settis sbaglia i conti dei voti necessari ad eleggere il Presidente della Repubblica, non do per buona né la critica né il conto di Settis: vado a documentarmi... qualcuna delle cose che ho trovato - il primo link, ad esempio - è volutamente provocatoria, ma alla fine salta fuori che il conto di Settis è tutt'altro che sbagliato (anzi al limite è prudente perché non considera la possibilità - remota ma non esclusa - che le nuove regole per l'elezione del Presidente della Repubblica, introducendo il concetto di "votanti" al posto di "assemblea" riducano ancor più il numero minimo di voti necessari per l'elezione fino al rischio di vero e proprio vulnus del concetto di democrazia parlamentare che sarebbe costituito dall'elezione di un Presidente da parte di un'unica forza parlamentare non maggioritaria nel Paese) e che la propaganda filorenziana continua ad ignorare spudoratamente la realtà ed a spalare merda su chiunque non sia d'accordo - in primis Settis - pur di propagandare il proprio miracoloso "medicine show".
Per questo mi sembra sia utile consigliare a Marco Marcello Lupoi di continuare a parlare di quello che conosce bene - i fumetti - e di votare quello che ritiene giusto (diritto per cui, a prescindere da quale si il voto di Lupoi, tutti dobbiamo sempre lottare attivamente) ma di astenersi dal proporre discorsi sulla politica e sul diritto, direttamente o indirettamente, senza prima documentarsi adeguatamente, spacciando per buono ai suoi follower quello che invece è letame prodotto da hater.
Poi, se qualcuno ne ha voglia, ecco il battibecco. Consiglio al massimo di seguire i link di approfondimento che possono offrire utili spunti di riflessione.

Mazzoli:
evidentemente l'insigne archeologo è rimasto al sistema vigesimale, in uso per esempio fra i Galli; a occhio e croce i conti tornano.

Mazzetta:
In realtà la Riforma è MOLTO peggio di quanto paventato da Settis. Infatti la riforma testualmente prevede che: "Dal settimo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti." Il che paradossalmente potrebbe significare che "Estremizzando le possibilità, in casi eccezionali ma non evidentemente impossibili, cinque parlamentari (o anche solo senatori) potrebbero assicurare il “numero legale”, mentre tre di essi potrebbero eleggere un Presidente della Repubblica" (http://katehon.com/.../come-possibile-che-nella-riforma...).
Mazzoli:
E, estremizzando, ora 3 deputati e 3 senatori possono votare qualsiasi legge, con maggioranza di 2.
Tesoro, mai sentito parlare di numero legale?
Mazzetta:
È tutta sera che cerco di capire come si risolva questa anomalia. Se mi fornisci i riferimenti normativi (evidentemente non presenti nella riforma che parla genericamente di votanti) te ne ringrazio 
Mazzoli:
Qualsiasi votazione è invalidata se manca il numero legale. Controlla il regolamento delle camere
Mazzetta:
Comunque il numero legale riguarda le presenze. Il regolamento per l'elezione parla di votanti. Non è la stessa cosa. 
Mazzoli:
Torniamo all'ABC; in un'assemblea i presenti in aula sono anche i votanti. Questi possono votare o astenersi, fa testo il numero complessivo.
Mazzetta:
chi si astiene non vota e quindi non entra nel numero dei votanti, pur essendo presente e rendendo valida la seduta. è evidente come la riforma aggiunga un'ambiguità (e quindi una complessità) assente nel testo originale. BTW da notare anche qui come quindi non sia così assurdo il calcolo di Settis, condotto evidentemente sul numero minimo di parlamentari e senatori necessario per validare la seduta 
Mazzoli:
Francesco, ripeto l'invito a consultare il regolamento. Inoltre, se.sei presente e non voti la colpa è ancor più tua, non credi?
Mazzetta:
sì, è colpa mia ma: 1) è comunque un elemento di ambiguità prima assente; 2) non entri nel merito del calcolo di Settis giudicato erroneo da D'amato e da MML che l'ha riportato. 
Mazzoli:
guarda, ti metto io il link:http://www.camera.it/leg17/438...è quello della Camera, per il senato cercalo.
Tutto questo per dirti che le votazioni prevedono la presenza di un numero minimo di deputati, altrimenti non sono valide. La tesi di Settis finisce fra quelle pretestuose immediatamente, dato che salvo il diverso numero dei senatori la situazione non cambia rispetto ad oggi. Insomma, è fuffa.
 Mazzetta:
Allora: quando il Parlamento si riunisce in seduta comune si applica il Regolamento della Camera dei deputati. Dal regolamento della camera si legge (Art. 46) che: "Le deliberazioni dell'Assemblea e delle Commissioni in sede legislativa non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti." Per maggioranza, ove non si richieda maggioranza qualificata, si deve intendere la metà più uno. E quindi il calcolo di Settis è giusto (dato che la metà+1 degli aventi diritto al voto rideterminati dalla riforma diviso cinque per tre fa esattamente il numero da lui indicato). Mi sa proprio che la fuffa sia invece quella di Renzi e di voi suoi accoliti.
Mazzoli:
La fuffa è come dicevo di chi tira fuori falsi problemi; tu hai citato all' inizio elezioni del PDR con 3 deputati. Non non si può fare. Elezioni scandalo con 220 parlamentari? Non si può fare, ne servono almeno 365 in aula. Un eletto con 220 voti? In teoria si può, se i parlamentari se ne infischiano. Esattamente come oggi, con 945 parlamentari, si potrebbe eleggere con 276.
Io questi ragionamenti li chiamo fuffa.
Mazzetta:
È sfruttando debolezze come queste che avvengono i colpi di stato. Renzi vuole un colpo di stato? No: ma le ambiguità a cui la sua riforma espone la costituzione ne aumentano il rischio
Mazzoli:
Ma che cazzo di ambiguità, se ESISTONO già?
Mazzoli:
Se vogliamo far teoria, allora chiediamo di sceneggiate un nuovo album: Renziz il terrore dallo spazio
 Mazzetta:
dal sito Bastaunsì e quindi dalla TUA di parte: "La Costituzione riformata prevede che per le prime tre votazioni il Presidente debba essere eletto dai 2/3 del Parlamento in seduta comune (dunque 487 voti). Dal quarto al sesto scrutinio, le il quorum necessario sarebbero i 3/5 dei voti degli aventi diritto (438 voti), dal settimo scrutinio in poi i 3/5 dei votanti effettivi e non dei componenti." Dal che si deduce che nella vecchia Costituzione il n. minimo di parlamentari+ senatori è la maggioranza dell'assemblea, cioè 505 voti (http://www.internazionale.it/.../come-si-elegge-il...) e non 365 come sostieni, numero assolutamente diverso da quello proposto da te, da Renzi e dai suoi accoliti per l'elezione del futuro presidente a partire dal settimo scrutinio cioè i tre/quinti dei votanti, che, fatta salva la presenza del quorum (maggioranza semplice) e supponendo che nessuno si astenga arriva come hai ammesso a 220 voti. Se qualcuno si astiene (perchè? mai sentito parlare di Scilipoti e compari?) anche meno. Bella la riforma! Ma soprattutto BELLA LA VOSTRA FACCIA DI BRONZO, LA VOSTRA INCOMPETENZA, LA VOSTRA VOLONTA' DI STRAVOLGERE L'ANIMA STESSA DELL'ITALIA PER SVENDERLA ALLA FINANZA INTERNAZIONALE. Sai cosa ti dico? Meglio i fascisti di voi! #iovotono e mo' son convinto più di prima!
Qui lo screenshot di tutta la discussione:




venerdì 15 luglio 2016

Licosa...

Logo Licosa
Sta in questi giorni, per altro un po' sonnacchiosi per la mailing list dei bibliotecari italiani AIB-CUR, animandosi un dibattito dedicato alle sorti di Licosa Sansoni Srl, come recita il suo sito "la maggiore Libreria Commissionaria italiana".
La richiesta di informazioni sullo stato di salute dall'azienda a seguito di disservizi nella mancata attivazione di abbonamenti ha prodotto diversi altri interventi che riferivano analoghi problemi. Ma il motivo per cui sto scrivendo qui è l'articolo da Il Giornale del 26 maggio 2016 - citato in lista da un intervento di Gabriele De Veris - in cui il giornalista Luca Romano pone a Antonio Quintino Chieffo, amministratore delegato di AC Finance ed a Giovanni Gentile, Presidente del Consiglio di Amministrazione nonché Legale rappresentante di Licosa Sansoni Srl qualche domanda sulla cordata di industriali da cui si spera arrivi il salvataggio della storica ditta che risale al filosofo e Ministro dell'Istruzione Giovanni Gentile, padre dell'omonimo attuale direttore.
In realtà ero già a conoscenza dell'articolo, ma non vi avevo prestato particolare attenzione. L'averlo riproposto ora, alla fine di un percorso personale durato circa 10 mesi per la realizzazione prima di una gara d'appalto per la fornitura di libri e multimedia per un gruppo d'acquisto composto da 8 biblioteche comunali e poi per la risoluzione consensuale del contratto con la Ditta vincitrice - Licosa, appunto - e riassegnazione dello stesso alla seconda Ditta partecipante alla gara in cui il lavoro di bibliotecario ha ceduto il posto a quello di istruttore amministrativo, mi ha causato un travaso di bile. Il giornalista scrive: "un periodo di crisi dell'azienda, in difficoltà a causa dei persistenti ritardi di pagamento dei suoi clienti, la pubblica amministrazione, insieme alle diminuite opportunità di accesso al credito" facendo passare la pubblica amministrazione nel suo complesso come causa delle difficoltà dell'azienda. Ovviamente non posso parlare a nome di tutte le amministrazioni clienti di Licosa, ma per quanto riguarda l'appalto da me personalmente attuato per i detti 8 comuni - per il triennio 2013-2015 prima e 2016-2018 poi, questo interrotto - la situazione è completamente contraria a quanto sostenuto nell'articolo. Non solo non ci sono stati ritardi nei pagamenti, ma anzi, soprattutto alla fine del 2015 ed all'inizio del 2016 sono stati versati in anticipo pagamenti per ordini effettuati a Licosa. Mi risulta che in altre biblioteche del territorio inoltre abbonamenti pagati e mai ricevuti siano stati convertiti in crediti per acquisto libri, ma con la difficoltà anche a ricevere questi ultimi.
Giovanni Gentile, Direttore di Licosa
Non è stata seguita consapevolmente la strada di applicare sanzioni e penali previste nel capitolato di gara esattamente per non aggravare la situazione di una Ditta già in difficoltà (oltre che per velocizzare l'iter di sostituzione del fornitore) e non far gravare ulteriormente il peso delle scelte - evidentemente sbagliate - compiute dalla Ditta sulle spalle dei dipendenti già a rischio licenziamento (quando non già licenziati).
Ci sarà anche stata qualche amministrazione inadempiente, ma far ricadere tutto il peso della situazione attuale di Licosa sulla Pubblica Amministrazione inaffidabile è propaganda della peggior risma da parte del giornalista. Che non può, vista la provenienza, ammettere che un'azienda privata possa essere in difficoltà a meno che questa difficoltà sia causata dal Pubblico incapace.
Per altro Licosa (e la casa editrice Le Lettere ad essa collegata) ricopre un posto speciale nella mia storia personale: quando nella seconda metà degli anni '80 ero impegnato nella stesura della mia tesi su Giovanni Gentile (il filosofo e padre dell'attuale direttore) mi occorrevano i suoi testi che erano a catalogo e disponibili, ma che le librerie di Parma non riuscivano ad ottenere dai distributori. All'epoca non c'era ancora Internet con IBS o Amazon, così, in diverse occasioni presi direttamente il treno, recandomi negli uffici della allora più o meno neonata Libreria Commissionaria Sansoni ad acquistare direttamente i libri del filosofo, in alcune occasioni ancora nelle edizioni originali degli anni '30. E quale emozione, al rientro a casa, sfogliarli da cima a fondo per tagliare le pagine ancora intonse. Quei libri li ho tutt'ora nella mia libreria, letti, studiati, sottolineati, come meritano. E' perciò con tristezza che constato la situazione attuale della creatura editoriale di quello che è forse stato uno dei maggiori filosofi italiani. Ed ancor peggio il voler far ricadere da parte di giornalisti prezzolati la causa di ciò su quel "pubblico" costola della Nazione che egli - nel bene e nel male - amò fino alla tragica morte.

domenica 6 marzo 2016

Aldo Braibanti e l'arte dei new media

Ieri - 5 marzo 2016 - si è svolta a Fiorenzuola d'Arda, città natale di Aldo Braibanti l'intitolazione a lui dello spazio culturale dell'ex-Macello ed un "convegno" serale dove hanno parlato di lui Alessandro Cassin (del Centro Primo Levi di New York), Paride Braibanti (nipote di Aldo e docente di Psicologia della salute presso l'Università di Bergamo), Stefano Raffo (autore del libro-intervista Emergenze pubblicato nel 2003 da Vicolo del Pavone) e Monica Dall'Asta (docente di Storia delle teorie del cinema presso l'Università di Bologna) [nell'immagine la segnalazione pubblicata sul numero di ieri de il manifesto].
Molto interessante nel convegno mi è sembrato il parallelo tra Braibanti e Carlo Michelstaedter, che hanno lavorato alle rispettive tesi di laurea sotto la guida dello stesso docente [ringrazio Raffaele Ferro per avermi fatto notare che, a differenza di quanto scritto in precedenza, Michelstaedter e Braibanti, per motivi banalmente anagrafici non avrebbero potuto essere contemporaneamente al lavoro sulle rispettive tesi di laurea... Colpa della stanchezza serale dopo una giornata intensa di lavoro il fraintendimento, e soprattutto di scarsa attenzione e mancanza di verifica durante la scrittura. Me ne scuso con tutti coloro che abbiano incrociato queste righe]. Non conosco quella di Braibanti sul grottesco, ma conosco bene per averla letta e riletta quella di Michelstaedter sul rapporto tra persuasione e retorica. Ma ciò di cui vorrei scrivere qui è altro. E precisamente riguarda l'esposizione di materiali artistici, provenienti dal fondo che alla morte di Aldo Braibanti la famiglia ha consegnato all'Amministrazione fiorenzuolana, allestita presso l'ex-Macello in occasione dell'intitolazione.
Pur essendo intrigato dalle opere d'arte costituite da assemblaggi di materiali diversi, mi mancava la presenza di una guida per interpretare le stesse, per capire le coordinate espressive utilizzate dall'autore. Dopo qualche ora passata a "ruminare" l'esigenza, ecco improvvisa l'illuminazione. E' successo che mi sono ricordato quanto letto su The Language of New Media di Lev Manovich (tradotto in italiano da Olivares) a proposito del fatto che all'interno dei new media la realizzazione delle opere non si inscrive nell'orizzonte della creazione ma sostanzialmente del riassemblaggio di materiali preesistenti ripresi da librerie create ad hoc. Ed assemblaggi sono le opere di Braibanti, costituiti da materiali eterogenei, come testimoniato da Raffo raccolti dagli scarti altrui. Assemblaggi dove i materiali di provenienza non si annullano nell'opera ma al contrario mantengono una loro riconoscibile identità che contribuisce a definire il senso dell'opera complessiva. Ecco allora che mi si chiarifica se non il significato, i riferimenti artistici nelle opere di Braibanti (troppo scarsa la mia conoscenza del suo percorso) quanto meno mi è chiaro il meccanismo che sta dietro la sua produzione artistica. Una produzione che, precorrendo quelli che saranno gli esiti artistici a cui lavorano i new media e i media digitali, non "crea" ma piuttosto riassembla, remixa elementi esistenti, lasciando che essi continuino a mostrare il loro essere ed anzi facendo sì che la loro identità specifica si metta in gioco all'interno di un contesto più ampio qual è quello in cui li pone l'artista. Come un brano musicale che presenti campionamenti riconoscibili provenienti da contesti musicali diversi e li riassembli/remixi in un nuovo contesto. E questo va di pari passo con la ribadita (da tutti i relatori) urgenza ecologica di Braibanti. Urgenza che si esprime in questo modo anche tramite il linguaggio artistico non nella distruzione della propria materia rifondendone la relativa identità in un'opera diversa, ma con il mantenimento di ogni identità in un'identità più grande.

Qui di seguito 4 foto delle opere esposte per gentile concessione del fotografo, Gianfranco Negri, che ringrazio.




domenica 6 dicembre 2015

BIBLIOTECHE IN GIOCO: La partecipazione italiana all'International Games Day

[Articolo pubblicato sul Manifesto del 20.11.2015 e disponibile anche qui: http://ilmanifesto.info/biblioteche-in-gioco/]

Quale lo sconcerto di paludati professori e di rigorosi intellettuali nello scoprire che il 21 novembre centinaia di biblioteche in tutto il mondo aderiranno all'International Games Day @ your library organizzando eventi a base di giochi e videogiochi per i loro utenti! L'International Games Day è un'iniziativa lanciata dall'associazione delle biblioteche statunitensi, la American Library Association, nel 2008 che fin dal primo anno ha ricevuto grande attenzione e partecipazione se pensiamo che ad essa parteciparono 617 biblioteche esclusivamente statunitensi (il nome all'epoca era ancora National Gaming Day). Dall'edizione successiva iniziarono ad aggiungersi biblioteche di altri paesi per arrivare nel 2014 a raggiungere quota 1.257 iscrizioni sia di biblioteche singole sia di interi sistemi bibliotecari (da cui la media possibile di circa 1.500 biblioteche partecipanti in totale). Progressivamente si sono andati ad affiancare ad American Library Association, l'Australian Library and Information Association, e il Nordic Game Day, evento parallelo che aggiunge altre 90 biblioteche di Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia e Islanda. Il 2014 è anche il primo anno di adesione formale all'evento dell'Associazione Italiana Biblioteche ed ha visto la partecipazione di 10 biblioteche italiane, un numero apparentemente ridotto, ma tutto sommato apprezzabile se confrontato ad esempio alle 7 biblioteche tedesche o alle 16 del Regno Unito, entrambi paesi con una tradizione ed una cura ben maggiore rispetto a quella italiana del proprio patrimonio culturale e bibliotecario.
Con la crescita della manifestazione, realtà editoriali hanno iniziato a sostenerla in qualità di sponsor che donano i loro giochi alle biblioteche. Ad esempio a livello internazionale c'è il produttore del gioco di carte Yu-Gi-Oh! e la Steve Jackson Game. Già dal secondo anno di partecipazione anche l'Italia, forte di oltre il doppio di biblioteche partecipanti rispetto alla precedente edizione, gode del sostegno di Asterion Press che ha messo a disposizione numerose copie dei giochi: La Lepre E La TartarugaBaba YagaI Tre PorcelliniLa Cicala E La FormicaDixitIl Piccolo PrincipeIl Piccolo Principe Verso Le Stelle (ispirato al film di prossima uscita) e Timeline. L'organizzazione italiana ha aperto un blog (https://internationalgamesdayitalia.wordpress.com, disponibile su esso l'elenco delle biblioteche partecipanti) parallelo a quello internazionale in inglese (http://igd.ala.org) ed una bacheca Pinterest (https://www.pinterest.com/igd_italy/international-games-day-2015/). Il blog è utilizzato per la diffusione delle informazioni e per coordinare il gioco interbibliotecario dell'Impiccato letterario che chiederà alle squadre di partecipanti messe in campo dalle biblioteche di risolvere nel minor numero di mosse una versione letteraria del classico gioco dell'impiccato.
Di fronte a questo evento non mancano, anche all'interno delle stesse biblioteche, i professori e gli intellettuali citati all'inizio che storcono il naso giudicando che, di fronte alla contrazione immane delle risorse a disposizione, utilizzare parte di esse, sia pure spesso non propriamente economiche ma di personale, di spazi, di strumenti, sia uno spreco e che si dovrebbero concentrare invece gli sforzi sulla tutela e sulla promozione del patrimonio librario. Questa impostazione si scontra però con una concezione della biblioteca non semplice magazzino di libri a disposizione di una fetta importante ma limitata della società - gli studiosi - quanto piuttosto servizio volto all'informazione ed alla socializzazione visti come elementi non scindibili. Non è un caso che entrambe le piattaforme che forniscono il servizio di "biblioteca digitale" alle biblioteche, Media Library On Line (o MLOL) e ReteINDACO, abbiano inserito nel pacchetto di materiali che le biblioteche possono mettere a disposizione per i propri utenti i classici videoludici (come DefenderWolfenstein 3DPrince of Persia, ecc.) messi a disposizione dal progetto di preservazione del web e dei materiali digitali Archive.org. Non un caso che sempre più biblioteche si stiano attrezzando per offrire - a fianco delle ludoteche, già da tempo presenti in molte istituzioni - collezioni e organizzazione di eventi videoludici come strumenti non solo di promozione ma soprattutto di condivisione, di socializzazione, di educazione all'uso ed alla conoscenza dei nuovi media. Per quanto la maggior parte delle biblioteche italiane partecipanti a IGD2015 organizzi eventi a base di "tradizionali" giochi da tavolo come quelli donati da Asterion Press, ce ne sono alcune che organizzano anche eventi di natura videoludica, tra cui di notevole interesse quella del Multiplo di Cavriago (in provincia di Reggio Emilia) dedicata a tutta la famiglia e realizzata in collaborazione con GameSearch.it, un portale che si pone lo scopo di fornire a insegnanti, genitori e ai professionisti dell'informazione e dell'educazione (campo in cui rientrano a pieno titolo i bibliotecari) una conoscenza dei videogiochi come medium artistico e come strumento utilizzabile con finalità educative.

mercoledì 7 ottobre 2015

Ancora su bibliotecari e volontari


[Testo dell'intervento letto a Biblio in festa: dieci anni insieme nella Biblioteca di Traversetolo (PR) in qualità di vicepresidente del Comitato esecutivo regionale dell'Associazione Italiana Biblioteche lo scorso 26 settembre]

L’Associazione Italiana Biblioteche si sta sempre più preoccupando di bibliotecarie e bibliotecari piuttosto che di biblioteche “strictu sensu”, curando la certificazione della professionalità anche tramite la quantificazione della formazione.

Perché questa attenzione? Occorre partire dal concetto di “nuova biblioteconomia” come passaggio dall’organizzazione astratta dei documenti al servizio per la comunità, dove nel termine “servizio” stanno contemporaneamente aspetti di conoscenza, di educazione, di socializzazione. La biblioteca non è “solo” un luogo dove stanno ben ordinati oggetti “libro”. Certamente ci sono amministratori e studiosi che la vogliono intendere esclusivamente in questo senso, tanto più nel panorama attuale in cui l’oggetto libro si smaterializza e si fa digitale senza apparentemente più alcun bisogno d’intermediazione tra produttore e consumatore (vedi, non a caso, il fenomeno del “self publishing”). Ma il dubbio forte che sorge è sempre che si tratti di un escamotage per togliere un fastidioso elemento di spesa dai bilanci pubblici. Del resto, se abbiamo la biblioteca, che bisogno abbiamo di una bibliotecaria o di un bibliotecario? Perché non basta una volontaria o un volontario? Qualcuno che ami i libri e sia disposto a concedere un po’ del suo tempo e della sua buona volontà al servizio della comunità per distribuire in prestito i libri messi a disposizione, per tenere aperte le sale a studenti e studiosi? Tanto più che la smaterializzazione ci porta nelle stanze virtuali delle biblioteche digitali che sono alla mercé degli utenti senza che ci siano (apparentemente) bibliotecarie o bibliotecari che ci intimino il silenzio se ci capita d’essere troppo rumorosi.

Intendiamoci: i volontari sono una risorsa importante, ma l’essenza della biblioteca non è (solo) la raccolta, la collezione, cartacea, elettronica, digitale, ma è la presenza di una o di un professionista che sia in grado di rispondere ai bisogni informativi, di conoscenza, di socializzazione della sua comunità di riferimento, mediante le risorse che sarà stato in grado di costruire grazie alla collezione, alla rete di cooperazione con le altre risorse - biblioteche, associazioni, aziende, singole persone, ecc. - presenti sul territorio, agli strumenti apparentemente disponibili a chiunque (per esempio Wikipedia, per esempio Google) che in realtà hanno bisogno, per essere efficacemente e propriamente utilizzati, di una eccellente “information literacy”.

Di recente si è sottolineato questo aspetto del rapporto bibliotecari/volontari all’interno del progetto Nati Per Leggere. All’interno di questo progetto, si è ribadito nell’ultimo incontro di coordinamento regionale a Bologna, il volontario è una risorsa fondamentale, ma non ci si può aspettare che sostituisca o che alleggerisca il lavoro del bibliotecario. Se la formazione e l’attività di lettura ai piccoli da parte del volontario è estremamente gratificante sia per i piccoli sia per i volontari, al bibliotecario spetta il compito di organizzare, di coordinare, di promuovere, di verificare, di costruire il setting più appropriato e piacevole affinché l’esperienza della lettura avvenga nel modo migliore possibile. Se questo succede si innesca il piacere della lettura che dai volontari si trasmette al loro uditorio. In mancanza di ciò invece il tutto si traduce in una ritualità deleteria, sperperante risorse, energie e buona volontà.

Un altro ambito in cui si può verificare tale insostituibilità dei ruoli è l’evento annunciato per quest’anno per il prossimo 21 novembre: l’International Games Day @ your library. Chiunque è in grado di giocare o videogiocare a casa propria, al bar, nelle residue sale giochi, da solo o con amici ed amiche apparentemente senza alcun bisogno che se ne occupi una biblioteca, figuriamoci poi un coordinamento internazionale di biblioteche! Quale allora il senso di questo evento? Esattamente quello di spingere la gente al di fuori del proprio privato e mostrare come attraverso il terreno comune della passione per i giochi e i videogiochi si possa incontrare gente diversa per sesso, censo, etnia, età. Si possa riconoscere la biblioteca come luogo di divertimento, d’incontro, di socializzazione. E i volontari? E i bibliotecari? Molti aspetti di giochi e videogiochi sono terra incognita per i bibliotecari che ormai soffrono un invecchiamento causato da un mancato diffuso ricambio generazionale. Ecco allora che i volontari - ed in questo campo possono davvero trovarsi ragazze e ragazzi entusiasti di offrire quantità apparentemente inesauribili ed a volte insospettabili d’energia per condividere le loro passioni - sono risorse indispensabili per la buona riuscita di qualsiasi evento si possa pensare d’organizzare. Ma i volontari sostengono le proprie passioni (com’è del resto giusto che sia) mentre ai bibliotecari resta il compito d’incanalare queste energie in un percorso che sia utile e divertente per tutta la comunità, che sia maieutico d’energie sociali ed educative.

Qui nasce il paradosso della biblioteca virtuale, una raccolta di risorse in cui tende a sparire la funzione e soprattutto la figura del bibliotecario. E allora non è un caso che, come lettori digitali, siamo invasi da una marea di pubblicazioni in cui l’unica navigazione possibile è “a vista”, spesso sviati da commenti/critiche/esaltazioni/denigrazioni prezzolate sui social più o meno dedicati alla lettura. E ancora non è un caso che un colosso come Amazon fiuti l’affare proponendosi come biblioteca (a modico prezzo) tramite la longa manus del suo ereader con cui monitora costantemente le abitudini di lettura della massa dei lettori. Si tratta ad oggi di un vero Far West digitale in cui palesemente manca non chi proponga altre risorse già eccessivamente sovrabbondanti ma chi sappia offrire mappe e coordinate di navigazione.

E’ il paradigma della biblioteconomia che muta dall’arte di organizzare le informazioni al fine del loro efficiente ed efficace recupero all’arte di creare un efficace ed efficiente servizio per la propria comunità di information literacy, cioè di educazione al recupero ed all’uso delle risorse informative che il cittadino utente può trovare tanto nelle collezioni messe a disposizione dalla biblioteca stessa quanto nel mare magnum della rete. Per quanto non vadano confusi i ruoli di insegnante e bibliotecario, tali ruoli oggi sono per molto attigui, essendo quello del bibliotecario assimilabile per certi versi a quello di “facilitatore” dell’istruzione ottenibile non solo nei classici cicli scolastici ma in quella che si considera la “life-long learning”.

Per questo è estremamente significativo ritrovarsi a celebrare centri vivi della comunità locale come le biblioteche pubbliche, estremamente significativo discutere di quello che hanno fatto e di quello che potranno fare in futuro. Confrontarsi con altre analoghe realtà vicine o lontane per vedere dove si possa fare meglio (e congratularsi magari per quello che si è riuscito a fare meglio degli altri). Mettere vicini i vari punti di vista in un confronto produttivo d’idee e soluzioni. E’ questa in fondo l’essenza della biblioteca.

lunedì 17 agosto 2015

La lettura nel mondo digitale

[Pubblicato su Alias-Il Manifesto dell'8.8.2015 disponibile anche qui: http://ilmanifesto.info/la-lettura-nel-mondo-digitale/]


Da circa un paio di mesi è disponibile il libro di Naomi S. Baron (docente di linguistica e direttore esecutivo del Centro per l'insegnamento, la ricerca e l'apprendimento alla American University di Washington) Words OnscreenThe Fate of Reading in a Digital World (pubblicato da Oxford University Press). In questo libro Naomi S. Baron entra nel vivo della discussione dell'utilizzo sia ricreativo sia didattico dei media digitali/elettronici per la lettura.
Le sue riflessioni sono condotte su una serie di ricerche statistiche condotte principalmente su studenti universitari statunitensi, giapponesi e tedeschi ma, come ha criticato Roberto Casati (Direttore di Ricerca del Centre National de la Recherche Scientifique all'Institut NicodEcole Normale Supérieure di Parigi) dal pulpito del convegno Digital Library/La biblioteca partecipata (Milano, 12 e 13 marzo scorso), costituito da un campione eccessivamente ridotto (qualche centinaio di studenti) e di cui non è indicata la rappresentatività sociale. Non di meno le riflessioni della Baron sull'evoluzione del medium della lettura da cartaceo ad elettronico, da analogico a digitale, sono tutt'altro che inessenziali, ed in più di un punto incontrano le perplessità avanzate dallo stesso Casati nel suo libro Contro il colonialismo digitale: istruzioni per continuare a leggere (Laterza2013). In particolare il dubbio che la spinta verso il digitale in particolare delle istituzioni educative (scuole, università) sia attenta alla reale ricaduta educativa dei nuovi media. Per quanto i risultati delle ricerche presentate dalla Baron possano essere non esaustivi, è evidente la differente impostazione di lettura offerta da un testo digitale rispetto ad un testo cartaceo. Un'impostazione che privilegia l'estensione all'intensione, che valorizza lo scorrere ed il ricercare (grazie anche agli strumenti messi a disposizione da qualsiasi software e dispositivo per la lettura di testi) allo studiare approfonditamente. Il plus di un testo elettronico, in particolare finalizzato alla didattica, è la possibilità sia di contenere materiale multimediale, sia di offrire canali a risorse esterne che lo possono integrare, completare, contestualizzare. Ma tale caratteristica è esattamente l'impedimento principale alla lettura approfondita: una potenziale fonte di disturbo che si moltiplica nel caso il device su cui è fruito sia connesso ad Internet col rischio che le deviazioni non siano esclusivamente coerenti con lo studio ma che al contrario naufraghino nella consultazione di posta e messaggerie, del mai troppo veloce controllo della propria situazione sui social network, ecc. Significativo in questo senso che la maggior parte degli studenti consultati dalla Baron, da qualunque parte essi arrivassero, preferissero per lo studio testi in formato cartaceo. E la Baron mostra come i motivi per la preferenza del medium digitale arrivano non tanto dalla maggiore praticità ma piuttosto da una maggiore ecologicità (presunta però perché mentre la carta può essere efficacemente riciclata, lo stesso attualmente non può dirsi per i componenti dei dispositivi elettronici) ed economicità (problematica però proprio in ambito didattico e specialmente universitario dove gli editori tendono a mantenere elevati i prezzi delle pubblicazioni in qualsiasi formato).
L'apparente inarrestabile erosione del margine di mercato del libro cartaceo pare essersi interrotta se il direttore della più grande catena di librerie inglesi WaterstonesJames Daunt ha dichiarato (il 6 gennaio scorso) al Telegraph che "il Kindle è scomparso" a fronte di vendite consistenti di libri cartacei nel precedente periodo natalizio. Il motivo anche l'"immaterialità" del medium, che lo rende meno appetibile come regalo, ma anche meno "autorevole", come sottolinea la bibliotecaria Cinzia Mauri nel suo libro Leggere in digitale (pubblicato nel 2012 dall'Associazione Italiana Biblioteche) dove viene rimarcato come la mancanza di un "paratesto" e la maggiore "frammentarietà" del testo stesso legata al medium, il ritorno all'antica forma del volume/rotolo, in particolare per i testi in rete (lo "scrolling" verticale, la inefficacia di strumenti fondamentali per il codice/libro come gli indici, ecc.) rendano il testo elettronico in generale ed il libro elettronico in particolare, uno strumento apparentemente meno affidabile.
Mauri in particolare, a differenza di Baron (ma quasi tre anni sono molti nel tasso di evoluzione dei dispositivi elettronici), dubita che allo stato attuale il libro cartaceo e la lettura analogica siano messi a rischio dagli ebook, e tuttavia giustamente le argomentazioni di Baron dovrebbero far riflettere coloro che puntano sulla digitalizzazione dei contenuti all'interno degli istituti scolastici e che rischiano di alleggerire gli zaini di pesanti tomi ma contemporaneamente di far diventare ancor più volatile l'impegno della scuola e degli studenti nei confronti del libro e della lettura, cartacea o elettronica.